Pirlo(Campari)world

Qualcuno di voi leggerà questo post come la recensione di un locale molto frequentato di Brescia, altri lo interpreteranno come articolo comico sui personaggi del nostro quotidiano.
In realtà tutto nasce dalla visione della serie tv “Westworld”, che in questo periodo mi sta davvero coinvolgendo. Senza scoccare spoiler infami, vi dirò solo che si tratta di un’opera fantascientifica in cui, in un futuro non ben precisato, persone facoltose possono permettersi, alla modica cifra di 40mila dollari al giorno, di vivere in una dimensione parallela alla nostra ai tempi del lontano West. Un parco a tema fuori da ogni genere, in cui si può fare tutto quel che si desidera. Andare a mignotte e fare orge, vestire i panni di cacciatori di taglie, ammazzare gente a caso e tante altre cose molto “cool”. Tutto ciò è possibile perché la dimensione in questione è abitata da esseri artificiali, umanoidi, dotati di un’incredibile intelligenza artificiale. Insomma, non vado oltre sulla serie tv e vado al punto.

A Brescia c’è un locale. Si chiama Pigreco. E’ un bar-bottega dotato di bancone alimentari/rosticceria, che da qualche anno a questa parte è diventato il “Pirloworld” della città.
Quello che cambia rispetto al parco a tema della serie tv, è che la vostra esperienza costa 4,50 euro, piattino di salumi e formaggi (o vegetariano, per i cacacazzi) compreso.

Entrare a Pirloworld è un rito settimanale ormai per molti bresciani. In origine l’afflusso di visitatori a Pirloworld si accentrava nel fine settimana, specie il venerdì. Poi, quando il trip del Campari ha iniziato a diventare celebre, il localino di via Corfù ha iniziato ad affollarsi, regolarmente, ogni sera.

Inizialmente il Pirlo con il piattino costava 3,50 euro, ma il successo del parco divertimenti ha presto invogliato i proprietari – legittimamente – ad aumentare il prezzo di un euro. Prezzo che ormai si è consolidato e che, salvo sorprese, resterà tale in eterno.
Fino alla chiusura del parco per cessata attività.

Si parlava di umanoidi dall’intelligenza artificiale. In Pirloworld bando agli umanoidi, ci sono solo esseri umani più o meno avvelenati dalla vita.
Come me. 

E chi, come il sottoscritto, ha iniziato a frequentare il Pigreco con assiduità, si sarà reso conto di vari tipi umani che entrano regolarmente in questa onirica dimensione di circa 90 metri quadrati. 
Analizziamoli insieme:

  1. Il divorziato incazzato. Il divorziato incazzato è un uomo di mezza età che decide di affogare nel rosso nettare milanese i calcoli per gli alimenti all’ex moglie. Sguardo chino sul boccione, scuote la testa e ingolla rapide e piccole sorsate di aperitivo. Il divorziato incazzato lascia il tavolo al terzo-quarto Pirlo Campari, sfiorando il Nirvana dei divorziati. Esce senza salutare, barcollando verso un futuro di sconfini sul conto corrente.
  2. La famiglia del Mulino Bianco alcolizzata. La famiglia del Mulino Bianco alcolizzata vive in tensione fra il dilemma di una gita sui monti e una capata da Pirloworld. Non si sa bene il perché, ma vince sempre la seconda opzione. Nello spot della Mulino Bianco anni ’90, prima dell’ascesa del regno di Antonio Banderas – l’Uomo che Sussurrava alle Galline con la voce da gatto con gli stivali di Shrek -, la famiglia stereotipata all’italiana si ritrovava allegra e felice, pulita e mai spettinata, intorno a un tavolo imbandito di Tegolini, Soldini e Macine. Tra inzuppate e sorrisi, carezze e baci ai figli, ognuno prendeva poi la strada per le proprie faccende quotidiane. La famiglia del Mulino Bianco alcolizzata di Pirloworld è trasandatissima. Mentre mamma e papà bevono avidamente il proprio estratto di cocciniglia a 40 gradi misto a proseccaccio, inzuppandovi peraltro spicchi di bagoss, e digitando forsennatamente sullo schermo del telefono, i figli sfracellano le palle agli altri visitatori di Pirloworld, rischiando la vita. Anche loro se ne vanno a casa barcollando, spesso lasciando ai figli il compito di guidare fino a casa.
  3. La coppia di amici insoddisfatti dalla propria posizione lavorativa. La categoria di cui faccio parte, spesso, anche io. Entrano a Pirloworld essenzialmente con un obiettivo: resettare la corteccia cerebrale dalla consapevolezza che il mestiere che fanno con passione non gli darà praticamente mai da vivere, annullando ogni speranza di qualsivoglia progetto, anche una vacanza al fiume dietro casa la domenica mattina. Cercano di non partire mai in quarta ma dopo dieci minuti sono già al terzo Pirlo Campari e disquisiscono, biascicando, dei massimi sistemi. Politica e attualità, e perché non c’è nulla che funziona. Se ne vanno, guarda caso, barcollando. Rimpiangendo tutto il giorno dopo, quando i rutti marci gusto Campari misto a pancetta affumicata, fanno bunjee jumping nelle loro vie aeree e si rendono conto che il portafoglio si è completamente svuotato.
  4. La coppia di amiche single. Spesso di bella presenza, sorseggiano un solo Pirlo Campari in 6 ore di seduta al tavolo. Sono l’incubo della proprietà e degli avventori che vogliono consumare, perché non bevono e non mangiano i piattini di salumi. Entrare a Pirloworld per loro è solo un escamotage per cercare – invano – l’amore. Anche perché cercarlo facendo selfie con bocche a culo di gallina, davanti a un Pirlo che non finisce mai non è il miglior biglietto da visita. Se ne vanno, stranamente, senza barcollare, fra gli insulti e le bestemmie di chi è rimasto in piedi per ore.
  5. Gli anziani. Rappresentanti di una generazione fuori tempo massimo per tale esperienza, vedono nel Pirlo Campari il pass per tornare fra i giovani. Non sono quasi mai gli stessi, perché solitamente il loro passaggio a Pirloworld termina con un infarto o un’ischemia. Troppo forte per loro, il trip. La sfida alla clessidra si paga a caro prezzo.
  6. La compagnia di paese che ha sentito parlare di Pirloworld. Composta da maschi in piumino vernice – anche d’estate – con pettinatura a spazzola anni “Florida il sabato pomeriggio a cinquemila lire”, con forte accento bassaiolo o della valle, arrivano al Pigreco già completamente distrutti da tre aperitivi a base di Fernet Branca. Ma questo non gli basta, perché consumano la bellezza di sette Pirli Campari a testa, urlando, blaterando, scurreggiando, ruttando e senza mangiare nulla, perché il piattino “è da külatì”. Ogni volta che li vedo penso alla selva di maiali che muoiono invano per loro. Se ne vanno dedicando un “Belafiga!” alle cameriere di Pirloworld e camminando senza problemi, forgiati da anni di alcolismo di un altro livello.
  7. Quello che vuole ciulare e vede nel Campari il filtro d’amore. E’ l’uomo che deve chiedere sempre e si è stufato di chiedere. Per non si sa quale coincidenza astrale riesce a portare la donna dei suoi sogni da Pirloworld. Lei vorrebbe bere solo un’aranciata, ma lui, come il peggiore degli orchi nei boschi alla caccia di vergini, la costringe a bere il Camparone. La serata finirà con “quello che vuole ciulare” intento a reggerle la testa sopra la tazza del cesso. Perché il Pirlo Campari è un amplificatore di doti, non un costume da Superman.
  8. Il professionista. E’ l’avvocato/commercialista di zona. Sempre stesso outfit elegante e taglio di capelli ordinato. Arriva solitamente con alcuni colleghi o con un cliente. Beve il Pirlo Campari con la stessa solennità di un lord inglese alle prese con il suo scotch senza ghiaccio, davanti a un camino in pietra, dentro a un casolare sperduto nella brughiera del Devonshire. Personaggio particolarmente presente a Pirloworld dal lunedì al giovedì. Il fine settimana resta a casa a disintossicarsi. E per fortuna. La loro presenza è un tocco di stile. Fondamentale.
  9. I reietti. Sono quelli che entrano a Pirloworld ordinando “un tè caldo”, “un cappuccio”, “un caffè”; quelli che bevono il Pirlo Aperol (“leggero però, mi raccomando”), o che peggio bevono il Pirlo Aperol con la cannuccia corta e nera. Un po’ come andare ad Amsterdam e non farsi una canna. Un po’, anche, come andare a Gardaland e fare solo le tazze girevoli. O l’ortobruco.
    Sono i personaggi anche più odiati, perché tolgono il senso del trip al parco.

    dav
    Il solo ed unico Pirlo Campari di Pirloworld. Da consumare così, senza cannuccia.
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