Vinitaly 2016: da viticoltori a baristi

Forse pensavano che 80 euro avrebbero cambiato qualcosa.
Forse pensavano che 80 euro sarebbe stata una somma celebrativa per il premier Matteo Renzi, giunto al Vinitaly 2016 sotto una selva di fischi, pernacchie ed epiteti avvinazzati, o forse no.

Quest’anno l’ingresso al Vinitaly, giunto alla sua storica, cinquantesima edizione, era più caro del solito. Probabilmente un vano tentativo di raffinare il profilo del visitatore medio, che al Vinitaly ci va con la stessa mentalità dell’universitario che va ad Amsterdam per sfasciarsi di cannoni, birra e tuberi.

Fatto sta che passeggiando per i padiglioni della città di Romeo e Giulietta, del pandoro, dell’arena e delle bestemmie usate come intercalari, si hanno tutte le impressioni fuorché quelle di un barlume di cambiamento.

Il Vinitaly è il solito, stupendo show di umana diversità, che tuttavia può essere riassunta in alcune categorie. Categorie sotto gli occhi di tutti, sempre le stesse, che io amo ormai annualmente osservare nelle loro lievi variazioni.

Ma vediamole insieme.

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La coppia che finge d’intendersene
La coppia che finge d’intendersene è formata da un uomo e una donna che il giorno prima di recarsi al Vinitaly credeva che il mondo del vino fosse tutto racchiuso nel cartone di vino Ronco scaduto da tre settimane nell’ultimo ripiano in fondo a destra del frigorifero di casa. Lui t-shirt, jeans e marsupio come nella migliore tradizione di una giornata a Gardaland; lei capelli unti raccolti in una treccia, felpona in pile e pantaloni della tuta in triacetato. Se ve li trovate davanti scordatevi di assaggiare il vino che avete in mente di assaggiare. Sosteranno davanti allo stand dai 20 ai 45 minuti agitando il bicchiere (vuoto perché subito tracannato), complimentandosi con il malcapitato produttore di turno. “Percepisco note di brodo Star”, “Questo retrogusto di fagiano arrosto è conturbante”. Sì. Sono queste le frasi che la coppia che finge di intendersene sciorinerà davanti a una platea esterrefatta in coda. Una piaga.

I playboy guardoni
Sì, lo sappiamo tutti. Al Vinitaly ci sono molte belle donne. Un po’ per l’alto numero di visitatori, un po’ perché abbondano ragazze immagine e escort in avanscoperta alla ricerca di giapponesi facoltosi da spennare. I playboy guardoni se ne sbattono completamente del vino che stanno assaggiando. Se ne fanno servire uno a caso e si appoggiano a uno stand per decine di minuti con l’unico intento di effettuare TAC in tempo reale ai “migliori esemplari” della fauna rosa. Li riconosci perché dopo aver seguito ogni singolo passo del passaggio della modella di turno scuotono la testa sussurrando la frase “Mamma mia cosa ti farei”. Quando agiscono in coppia tendono a recitare tale frase in sincro per poi farsi l’occhiolino, darsi un cinque, sghignazzare, e palparsi l’uccello. Immancabili.

Gli adolescenti eleganti
Una delle categorie che preferisco. Probabilmente figli di ricchi industriali annoiati da lustri di Vinitaly. Arrivano alla fiera in gruppi di 4 o 5 individui. Vestiti benissimo, con volti che non conoscono l’ombra di un pelo. Varcano l’ingresso con il savoir faire di una banda di colletti bianchi di Wall Street per poi essere irrimediabilmente ubriachi al primo giro di Lambrusco. A metà giornata li ritrovi a vomitare l’anima in qualche angolo remoto, oppure a cantare cori da stadio mentre la camicia con le loro iniziali, cucita su misura, è ormai sporca di vino rosso e dilaniata sul petto.

Le escort
Perché una persona che assaggia vino per criticarlo o per farlo diventare un prodotto del suo ristorante dovrebbe vestire un abito in seta di Dior ultra scollato e camminare su tacchi 20 per 8 ore consecutive, leccando e ciucciando i bordi dei bicchieri e lanciando occhiate miratissime a personaggi che al polso portano l’equivalente del Pil annuo dell’Uganda? La risposta è semplice. Inconfondibili.

Gli adepti del circolo Acli
Questi personaggi non hanno capito una cosa. Forse due. I viticoltori non sono barman, camerieri o maggiordomi. Con tutto il rispetto ovviamente per coloro che svolgono queste professioni. I viticoltori sono viticoltori. Producono vino per passione, per lavoro e durante il Vinitaly si prendono la briga di servire con educazione e gentilezza i loro prodotti. Ma gli adepti del circolo Acli non lo capiscono. Arrivano urlando “Per me cinque”, “Oh, vecchia, a me tre calici di brut”, “Fai due bicier, dai”. Chiedono, bevono, scolano, se ne vanno. A volte per congedarsi ruttano in faccia al viticoltore, che magari stava anche snocciolando qualche informazione sul prodotto appena servito. Il frutto del suo lavoro, del suo sudore e della sua passione.
Alla mercé di rutti.

Quelli Importanti
Quelli Importanti ci sono sempre. Non hanno la concezione della coda e della parola “permesso”. Se stai aspettando il tuo turno da un quarto d’ora dovrai mettere in conto che Quelli Importanti ti passeranno davanti rullandoti i piedi e chiedendo del responsabile della cantina. E poi chiederanno di assaggiare tutto il catalogo, bicchieri e bicchieri. Perché sono Quelli Importanti.
E tu, cazzo, no. Non lo sei.

I viticoltori esauriti
Li riconosci perché non cambiano mai espressione. Mai. Hanno in viso un ghigno da ictus e non se lo tolgono mai di dosso. Glieli puoi quasi leggere i pensieri che gli affollano la mente. “Maledetti bifolchi, potessi farlo vi servirei del Tavernello allungato con il Gutalax”. Cosa che viste le costanti code ai bagni probabilmente in qualche stand avviene. Ma come dargli torto?

Quelli in cerca di cibo
Quelli in cerca di cibo sono quelli che pensano di essere alla Fiera del Kebab. Ogni vino che assaggiano, in ogni stand, sottopongono al viticoltore la stessa identica domanda: “Scusa, non è che hai due grissini?”.

Gli stoici
Gli stoici sono quelli che pur essendo alla loro quarta o quinta edizione del Vinitaly non hanno capito che quei piccoli “secchielli” presenti ovunque servono a svuotare i bicchieri dopo aver eseguito un assaggio di vino. Gli stoici bevono tutto, fino all’ultima goccia. Amatissimi dagli addetti al ritiro e al lavaggio dei bicchieri. Grazie agli stoici il lavoro si dimezza.

Gli scatarratori
Categoria che si colloca in antitesi agli stoici. Sono quelli che buttano giù il vino in bocca, ci fanno un potente gargarismo per poi sputarlo praticamente tutto nei succitati, piccoli secchielli. Sia chiaro, gli scatarratori sono probabilmente i più esperti e capaci della fiera, probabilmente anche i più interessati ai vini. Ecco, magari trovare un metodo per non sputare anche catarro, residui di prosciutto crudo e Parmigiano Reggiano emettendo versi degni della preistoria sarebbe un’evoluzione gradita ai più. E soprattutto a coloro che quei secchielli devono svuotarli.

Potrei andare avanti ancora per molto a descrivere le persone che riempiono i padiglioni in questi giorni di primavera, ma mi fermerò qui. Il Vinitaly è senza ombra di dubbio una bellissima manifestazione, in grado di mettere le eccellenze del nostro Paese sotto un riflettore potentissimo. Media, giornalisti e addetti ai lavori si spendono in articoli e pezzi di elogio a quello che è il fiore all’occhiello per eccellenza della produzione italiana, il vino. Un prodotto straordinario, creato dalla passione e dal coraggio di persone, famiglie, imprenditori lungimiranti e capaci.
Una bella donna a capo di una cantina della Franciacorta, zona che è vanto del nostro Paese in tutto il mondo, dopo avermi versato un assaggio del suo vino meraviglioso mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Non faccio il Vinitaly per essere trattata per quattro giorni a pesci in faccia, con gente che reclama di bere il mio vino al solo fine di ubriacarsi o dissetarsi. E’ per questo che quest’anno ho scelto uno stand ridotto. Per far sì che da me arrivassero visitatori davvero interessati al prodotto”. Ebbene sì. Per chi non l’avesse ancora capito non sono 80 euro a elevare la qualità dei visitatori.

Il Vinitaly sarà sempre il Vinitaly. A 20, 50 o 100 euro d’ingresso.

L’unica cosa che mi domando è: “Se l’ingresso è riservato a

  • GDO
  • grossisti import-export
  • rivenditori food
  • bar
  • ristoranti
  • hotel
  • catering
  • enoteche
  • wine bar
  • sommelier
  • enotecnici
  • produttori di enotecnologie
  • produttori di olio e vino
  • stampa specializzata
  • autorità
  • istituzioni
    Gli adolescenti eleganti, le escort e le coppie che fingono d’intendersene, i playboy e gli adepti del circolo Acli, ma anche il sottoscritto

    COSA CI FANNO AL VINITALY?”

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2 thoughts on “Vinitaly 2016: da viticoltori a baristi

  1. Le osservazioni sono importantissime, naturalmente…ma il confronto non può essere ridotto a questo soltanto. Cioè, non basta segnalare ciò che non funziona senza suggerire idee, proposte per nuove iniziative, una possibile soluzione…Criticare è facile, fare una critica costruttiva è un arte.

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    1. Grazie per il commento. Come avrà inteso dal tono e dalla tipologia di articolo si tratta di satira sui costumi dei visitatori, non tanto sull’organizzazione dell’evento, che anzi è molto ben realizzato. L’unico modo per “raffinare” le visite sarebbe verificare gli accessi uno ad uno, ma probabilmente diventerebbe un’impresa non da poco.

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