Due calci in culo. Due.

Io so che ora direte che sto sfornando una delle mie solite, stupide considerazioni alla “ai miei tempi ci divertivamo in maniera diversa”, però vi giuro che ciò che sto scrivendo si limita a un dato empirico, che non vuole essere generalizzante della gioventù odierna. Ieri sono passato verso le 16 in piazza Vittoria, la tanto discussa piazza d’ispirazione fascista ideata da Marcello Piacentini, a Brescia.

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Invasa da giovanissimi, perlopiù di età compresa fra i 14 e i 17 anni. Come ai miei tempi, anche loro dominati da stereotipi della moda imposti dai più grandi turbocazzari dello showbiz. Pantaloni a vita bassissima, cappellini OBEY, sneaker slacciate che sembravano emanare odori allucinogeni, tatuaggi, piercing, occhiali da sole firmati, Iphone, casse bluetooth con musica rap a palla. Insomma, una gara a chi era più uguale all’altro. E fin qua, nulla di alternativo rispetto ai miei tempi. La cosa che però mi ha lasciato perplesso è la gestione del tempo di questi giovani ragazzi. Ai miei tempi (eccolo, l’incipit immancabile da vecchio sdentato) si andava in centro per fare “le vasche” sotto i portici. Era una forma innocua e tenera di proto-onanismo. Si facevano “le vasche”, in buona sostanza, per guardare “le fighe” che sicuramente (parlo per me) l’avrebbero data a tutti tranne che al sottoscritto. Il pomeriggio, infine, evaporava con bevute devastanti di Coca-Cola e Fanta al BonTon o al Frullo.
Roba, che se narrata oggi alle giovani leve, verrebbe parificata senza mezzi termini a una “biliardinata” all’oratorio di San Colombano, all’ombra del Maniva, il 15 agosto.

Oggi, invece, il proto-onanismo si estrinseca nella formazione e nella fenomenologia di gruppi più o meno consistenti che si appostano sul perimetro di una piazza. Nei gruppi succitati il tempo si passa seduti a bere birra, ruttare, bestemmiare senza cognizione di causa, scatarrare in terra compulsivamente, usare il gergo alto composto dalle quattro parole “FIGA-CAZZO-PORCOD.-D.CANE”, fumare, fumare i “ciani-vecio-figa-rollalo-inculato”, ascoltare musica rap.
Ogni tanto un “figo” si alza, raggiunge un altro gruppetto, punta una “figa” e le ficca in bocca cinque chilometri di lingua, palpando tutto il palpabile. Dopo il bacio bestemmia, rutta, sputa per terra e torna nel suo gruppetto.
Clark Gable mischiati a Humphrey Bogart 3.0.

Nel frattempo la piazza diventa una distesa indefinita di catarro, bottiglie di birra abbandonate, carte di kebab, fazzoletti soffiati, lattine.
Ora, io non so se fosse meglio il nostro divertimento o quello attuale. So solo, e credo che questo sia incontestabile, che il nostro era più rispettoso di tutto. Del prossimo, dell’ecologia, forse anche di noi stessi.

In una piazza di ispirazione fascista è bello ritrovare, 70 anni dopo, la quintessenza della più becera libertà. Non c’è nulla da rimpiangere nel fascismo, nel comunismo, o in qualsiasi altra forma di negazione della personalità umana.
Però, quanto vorrei che fossero imposti per legge i ceffoni e i calci nel culo dei genitori ai figli.

Perché forse o certamente non serviranno a nulla.
Ma ai tempi (ora mi rimetto la dentiera e concludo) ne prendevamo un bel po’, chi più chi meno.
E forse, dico forse, non ci hanno fatto poi così male.

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