“Greta e Vanessa”: crea l’ignoranza e poi criticala, AKA come funzionano le cose qua in Italia

Vi chiedo scusa in anticipo. Io ci ho provato a starmene fuori dall’affaire “Greta e Vanessa”.

Dal giorno della liberazione delle due ragazze le voci non hanno fatto altro che rincorrersi. Riscatti milionari versati nelle casse dei terroristi, voci di presunti rapporti sessuali fra le prigioniere e i rapitori, intercettazioni che proverebbero un supporto ai guerriglieri, anziché le finalità di volontariato alla base della spedizione delle due ragazze.

E chi più ne ha, più ne metta. Reazioni becere a destra e a manca. Dal popolo ai politici (Gasparri uber alles – no comment). Tutti, ma proprio tutti, hanno dato una soggettiva interpretazione della vicenda sulla base di supposizioni. Quelle che io chiamo semplicemente, gossip.

La conseguenza alle reazioni pressapochiste è stata una critica feroce da parte delle istituzioni, degli intellettualoidi saccenti più o meno schierati, di coloro che appoggiano il volontariato “in tutte le sue forme, non importa quali siano”.

“Chi ha insultato Greta e Vanessa chieda scusa”, “Accuse disgustose”, “Chi non sa non ha diritto di parlare”, questi alcuni slogan rimbalzati sui maggiori social network nelle ultime ore.

Non mi soffermerò sul valore dei medesimi. Nel mare magnum delle considerazioni che sbocciano da un tema di questa portata si trovano cumuli di letame e gemme di rara saggezza.

Io voglio soffermarmi solo su ciò che, a mio avviso, c’è a monte di questo circolo vizioso.

Posto che la massa, di base, è ignorante, i rappresentanti delle istituzioni che criticano le polemiche dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza e capire che la situazione che è venuta a crearsi è solo frutto della loro condotta in queste ore. Una parte di colpa, considerevole, l’abbiamo pure noi giornalisti.

Dal giorno della liberazione di Greta e Vanessa non c’è stato un politico, uno come uno, fra quelli che ricoprono le massime cariche dello Stato, che si sia preso la briga di dire tutta la verità. Tutta.

Il ministro per gli Affari esteri Gentiloni ha dribblato le domande sul presunto riscatto ai rapitori, silenzio assoluto da parte del premier Matteo Renzi (forse per non essere strumentalizzato, ma tant’è, Matteo, ogni tanto il calcio di rigore bisogna calciarlo), il presidente della Camera Boldrini, imboccata da una videointervista più accomodante che mai di “Repubblica”, ha snocciolato una serie mortificante di banalità. E alla domanda “Qualcuno dice che siano andate ad aiutare i ribelli, che ne pensa?”, ha preferito glissare.

Pochi istanti prima, la stessa Boldrini, aveva iniziato l’intervista criticando le polemiche della massa sulla spinosa questione.

Arrivo al dunque del mio umile punto di vista.

Chi è artefice dell’ignoranza non può nemmeno criticarla.
E’ come se un maestro che decide di non insegnare l’alfabeto ai bambini si lamentasse che gli stessi non sanno scrivere.

Non ho nemmeno voglia di spendermi oltre in similitudini o metafore.

Il web è pieno zeppo d’indiscrezioni sull’affaire “Greta&Vanessa”: è traboccante di post e tweet, di dichiarazioni al vetriolo, di controcritiche.

Chi conosce i retroscena della vicenda, ovvero le massime cariche dello Stato, dovrebbe per primo prendersi la briga di chinare il capo e chiedere scusa agli italiani.

Vorrei avere un primo Ministro che ci dice tutto. Vorrei avere un ministro degli Esteri che non risponde come l’asino della classe alla professoressa, alle domande sul riscatto. Vorrei avere colleghi giornalisti che non cambiano domanda ai politici finché questa non ha una risposta esaustiva. Perché dei politici che dicono frasi di circostanza, il popolo che poi qualcuno si azzarda a tacciare come “becero”, non se ne fa nulla.

Sono le risposte precise a precise domande, quelle che abbassano lo standard d’ignoranza. Sono gli articoli che riportano dati sulla scorta di domande incisive a chi siede ai vertici della politica italiana ad aprire gli occhi e a scatenare considerazioni meno demagogiche.

Le opinioni in punta di penna, le risposte approssimative degli statisti, non fanno altro che alimentare le reazioni di pancia.

Non sono i presunti 12 milioni di dollari sborsati nelle casse dei rapitori, a far incazzare.

Ogni giorno se ne sputtanano molti di più sotto il silenzio dei media e delle istituzioni.

Ogni giorno l’Italia si sveglia, e sa che dovrà sprecare più degli altri Paesi.

Quello che scoccia è l’omertà dei politici, l’impreparazione, la mancanza assoluta di trasparenza e di comunicazione di dati a chi, il popolo sovrano, si prende la briga di pagare loro lo stipendio.

In ogni azienda che si rispetti un dipendente che non sa dare risposte precise a domande specifiche di capi o ispettori, rischia il licenziamento.

In Italia i politici non rispondono mai. E non rischiano mai.

Quindi, l’unica considerazione che riesco a fare è che tutti coloro che criticano la dilagante ignoranza su una questione nebulosa come quella delle giovani cooperanti, dovrebbero sciacquarsi la bocca e pretendere la mera verità da chi la custodisce.

Ma forse, la verità, per l’Italia è semplicemente un fardello troppo grosso da portare sulle spalle.

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