Abbatti il litio con la gentilezza AKA “Buoni propositi per il 2015”

Per quanto Facebook stia cercando di farci credere che il 2014 sia stato un anno mirabolante per tutti, sappiamo che non è esattamente così.

Abbiamo passato tutto l’anno che volge al termine lamentandoci di qualsiasi cosa. Dai problemi grossi, alle inezie.

Io per primo.

E se abbiamo iniziato a lamentarci anche delle inezie, è solo perché siamo frustrati e il 2014 è stato, per la maggior parte delle persone, un anno di merda.

Trovare un lavoro è pressoché impossibile. Un’impresa per i più giovani, un vero miraggio per i vecchi (vecchio è chi ha superato i trent’anni).

Sposarsi è diventato secondario, procreare spaventa, investire negli affetti è un rischio che pochi decidono di assumersi.

Siamo tutti più soli nell’era della condivisione e dei “social”, non ci parliamo più, guardiamo con diffidenza a chi ha ancora il fegato di parlarci tenendo lo sguardo incollato ai nostri occhi.

Uno dei problemi più grandi dell’umanità è diventato la tenuta della batteria dello smartphone.

Viviamo in una dannata LITIOCRAZIA.
Il litio scandisce i secondi delle nostre vite.
Il litio, che è il cuore delle batterie dei nostri apparecchi elettronici.
Il litio che ci serve, poi, per sentirci meno depressi.
Sì, quello in gocce di cui cantava Kurt Cobain.

Ostentiamo ottimismo e buon umore su piattaforme di facciata.
Ma viviamo attanagliati dalla paura.

Il mondo è, senza ombra di dubbio, diventato molto più spaventoso.
S’incendiano traghetti, spariscono aerei, esplodono malattie terrorizzanti, l’estremismo cresce e si espande come muschio in una landa siberiana.
I bambini diventano capolinea dei rigurgiti psicotici degli adulti, si maltratta la natura, si maltratta la cosa pubblica, in generale non si ha cura di nulla che abbia una valenza per la collettività.

Curiamo tutti i nostri orti, in preda a fobie continue.

Anche chi ha oggettivamente pochi problemi, tende a crearseli per sentirsi al passo con i tempi.
C’è gente che si alza la mattina e trasforma in ansie i seguenti grattacapi: il tasto home del telefono non funziona bene, il cerchietto di Burberry da 500 euro che la figlia ha chiesto per il compleanno non si trova nei negozi specializzati, per le prossime vacanze ci si trova al bivio fra crociera in yacht alle Maldive o gara di abbronzatura in Polinesia.

Questo doveva essere un post sui buoni propositi del 2015 e un augurio per tutti.
Mi rendo conto, rileggendolo, che sta diventando un nichilista bollettino della guerra quotidiana che è la vita di tutte le persone.

Anche di quelle che dichiarano orgogliosamente di essere “pacifiste”, non in un’accezione puramente bellica.
Quelle che se suoni il clacson per strada ti rincorrono in capo al mondo per sfondarti il parabrezza (con la tua testa). Quelle che al supermercato ti vedono in coda con solo una baguette e che fanno finta di niente. Quelle che vanno in chiesa tutte le domeniche ma che però “cavolo se Hitler o Mussolini fossero ancora vivi, le cose andrebbero meglio”; quelle che “io amo i cani ma se il tuo abbaia una volta te lo avveleno”; quelle che “poveri clandestini ma come fanno, scappano solo da una Paese in difficoltà, però che non mi disturbino mentre ingurgito un’impepata di cozze al ristorante con le loro putride rose, maledetti mangiacipolle”.

Lo so, questo post è un’accozzaglia di pensieri negativi sparsi.
E’ quello che ho in testa oggi, 31 dicembre 2014.
Sarei curioso di rileggere i miei buoni propositi dell’anno scorso, ma meglio lasciar perdere.
A 32 anni suonati mi rendo conto di essere già troppo disincantato. Se mi rileggessi, proverei solo un grande senso di compassione per quell’uomo che conservava ancora una manciata di sogni puri. Ce ne sono ancora, di sogni. Tutti contaminati, tutti sporcati dalla realtà.

Ed allora il mio unico proposito per il 2015 è di riuscire a ripulire quelle speranze che mi sono rimaste in tasca.
Per farlo ho bisogno di chi mi circonda, ho bisogno di voi.

Di voi che mi leggete.

Se vi passa per la testa di fare una buona azione, fatela. Non pensate a quel che potrebbe tornarvi indietro. Se siete anche solo sfiorati dall’idea di compiere un genuino gesto di gentilezza, non pensateci due volte; 

Prima di sbottare, pensate a tutte le conseguenze che un vostro atteggiamento polemico potrebbe avere sulla vita e l’umore degli altri. Pensate che dalla polemica, dalla critica feroce, nasce solo frustrazione; 

Non mascherate il raggiungimento dei vostri egoistici interessi con consigli fasulli;

Cercate di credere un po’ di più nel prossimo. Guardatelo negli occhi, posate quel cazzo di smartphone;

Salutate sempre, ringraziate sempre;

Provate a sorridere con il cuore. Non solo con la bocca;

Se siete bravi, e chi vi circonda – se lo siete davvero – lo sa, non ostentatelo continuamente. Non ci guadagnate nulla.
Lo stesso vale se siete belli, sexy, ricchi.
Non sarete amati di più se continuerete a sbatterlo in faccia a chi vi circonda.
Per quanto i “like” dei vostri post su Facebook o Instagram si possano impennare, la stima reale che la gente nutre per voi, si attesta su livelli molto più bassi;

Non complimentatevi solamente con il diretto interessato.
Elogiatelo con terzi, quando lui non sarà presente.
Magari gli sarete d’aiuto;

Se sentite di voler bene a una persona, o credete sinceramente che una persona vi faccia stare bene, diteglielo. Non c’è niente di più gratificante per voi e per chi se lo sente dire;

Baciatevi;

Abbracciatevi;

Se avete un problema con un amico, fateglielo presente con toni civili e l’intenzione di ristrutturare il rapporto.
L’indifferenza demolisce e basta;

Ascoltate il prossimo. Ascoltatelo sul serio, però.
Quando vi parla, aprite le orecchie. Se concepite il momento dell’ascolto solo come l’attesa del vostro turno per rivendicare richieste o parlare dei vostri problemi, o delle vostre ragioni, avrete fallito in partenza;

Siate coerenti più che potete. Questo mondo ci rende tutti, più o meno, incoerenti. E’ inevitabile. Ma se partiamo da piccole parole, relative a piccoli gesti, tutto sarà più semplice;

Se qualcuno è più in gamba di voi, ammettetelo prima di tutto a voi stessi. Fatevi ispirare dalla bravura altrui. La bravura è una cosa bella.

Questi sono umili suggerimenti. Pochi ingredienti che, a mio avviso, renderebbero la vita un briciolo più semplice.

Io, per l’anno che viene, cercherò solo di attenermi a questa ricetta.
Può darsi che il risultato finale non porterà a grandi cambiamenti, ma ho capito sulla mia pelle che puntare su un anno per il mero raggiungimento dei propri obiettivi, trascurando che siamo esseri viventi in una società al limite, di sicuro non porta a nulla.

Troppa invidia, troppa meschinità, troppe malelingue.

Secondo me è dalla cura di queste piaghe che deve passare il raggiungimento di un superiore livello di vita.

Solo così posso lavare i miei sogni, tornare a sperare.

Non solo nel 2015, ma in tutti gli anni che mi rimangono da vivere.

Auguri di buon anno.

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