Oltre i 30 e single. Il cocktail esplosivo per il genere femminile

So che trattare questo argomento avrà delle conseguenze.

Parlare di “singletudine” nel mondo femminile oltre i trent’anni è una cosa che scatena inevitabilmente una violenta reazione a catena. Un po’ come parlare di rom, omosessualità, razzismo, immigrazione, fecondazione artificiale, consumo di carne, esistenza o meno di Dio e via elencando.

Tuttavia non posso esimermi dal tracciare una serie di profili tipo di donne che, superata la “boa dei 30”, reagisce all’amore e alle relazioni umane in modi che fanno più o meno sorridere.

E’ un post che mi è stato ispirato da tante amiche alle quali voglio bene. E che probabilmente non ricambieranno più la mia stima dopo aver letto questo pezzo, assolutamente agrodolce nelle intenzioni.

E’ un tema (quasi) intoccabile.

Mi sto facendo il segno della croce.

La “pigiamata”

La “pigiamata” vive sul divano. Ha dimenticato le strisce depilatorie, il silkepil, il trucco e il parrucco. In compenso si ricorda quotidianamente le babbucce a forma di “Uan” di Bimbumbam, i punti neri e l’odio nei confronti del resto del mondo femminile.

Non cucina, passa i suoi pomeriggi sul divano ad insultare le troniste di “Uomini & Donne” definendole “schifose battone”. Ha quattro gatti. Gli amici hanno rinunciato a invitarla fuori perché hanno perso qualsiasi speranza.

La pigiamata, in ogni caso, è convinta che un fattorino della pizza con le sembianze di Liam Hemsworth busserà alla sua porta e si innamorerà di lei.

La “cougar acerba”

La “cougar acerba” è la reduce di un rapporto andato malissimo con un uomo molto più grande di lei. Fra i 20 e i 29 anni è stata fidanzata con un ceffo iper intelettuale di 53 anni.

Salvo poi scoprire, dopo soli 9 anni di relazione, che era un perfetto immaturo come la quasi totalità degli uomini.

La reazione sta tutta nel rifiuto preventivo del capello bianco, della ruga e della presunta maturità. La “cougar acerba” ha capito che a 36 anni è l’ora di trovarsi un toyboy.
Meglio se ventenne, ancora meglio se con i brufoli. Sempre pronto a consumare e con un periodo refrattario che si può colmare sgranocchiando un Twix a letto.

Che se non c’è la maturità, almeno c’è la prestanza.

La “vulva in massello sfortunata”

Nota ai più come “fica di legno” è un’ultratrentenne molto sicura di sé. Non fa altro che lamentarsi della sua incapacità di trovare un uomo, ma nessuno è – stranamente – alla sua altezza. Nessun uomo è abbastanza intelligente, nessun uomo è abbastanza cavaliere, nessun uomo è abbastanza colto, nessun uomo è abbastanza bello.

La “vulva in massello” ci tiene veramente a sottolineare la sua sfortuna in amore.

Perché se non trova l’uomo giusto è davvero la malasorte che la perseguita, non perché ha giusto due pretese.

Poi quando le chiedi “Che tipo di uomo cerchi?” lei tira fuori un poster di Ryan Gosling e risponde “Lui, con il cervello di Stephen Hawking e la simpatia di Gino Bramieri”

Quella che “Va bene tutto”

Quella che “Va bene tutto” è appena uscita da una storia devastante. Dopo mesi passati a rodersi il fegato e a svuotare cestini da tre chili di Hagen-Daasz al caramello davanti a teen-movie d’amore struggenti, decide di affidarsi al fato e al primo che capita.

Tipo anche a un adepto di Scientology che le bussa alla porta.

La “convinta”

La “convinta” è una donna speciale. Veste solo da H&M o Zara, ogni tanto esce per bersi un aperitivo (da sola), va al cinema, legge qualche libro sopra l’imbarazzante media nazionale. E’ un’esperta di tinte per capelli fatte in casa (la ricrescita costante è un marchio inconfondibile della “convinta” media), ingurgita serie-tv a non finire, buona intenditrice di musica. Vero, descritta così sembra lo stereotipo per eccellenza della donna single ultratrentenne. Ma la “convinta” ha una marcia in più.

La sua esistenza si basa, infatti, sul caposaldo indistruttibile che l’umanità intera e il regno animale vogliano copulare con lei. A tutti i costi, sempre e comunque.

Uomini, donne, cincillà.

Quindi la “convinta” è una sorta di eremita.

Non instaura relazioni serie con nessuno perché teme di diventare una macchina del sesso e vive guardandosi nervosamente intorno, temendo che tutto il mondo la stia osservando con finalità orgasmiche.

Anche se la ricrescita, il più delle volte, abbatte qualsiasi istinto carnale già al primo approccio.

Quella che “mai più”

Quella che “mai più” ha conosciuto il primo e unico fidanzato in prima superiore.

Quando le classi puzzano di Fonzies, scarpe da ginnastica, ascella ormonata e scurreggia. Quando la professoressa chiede di aprire gentilmente la finestra ogni cinque minuti per cambiare l’aria.

Quella che “mai più” fa credere a tutti coloro che la circondano che il suo amore sarà indissolubile.

Poi a 35 anni, dopo vent’anni esatti d’amore, lui la tradisce con un’altra prima del matrimonio.
E diventa single.

Solitamente dopo la rottura attraversa un esaurimento nervoso pesante di un paio di mesi.

Poi si sposa con un altro uomo e ci fa quattro figli. In tre anni.

Salvo poi rendersi conto di aver fatto una boiata colossale perché quello che ha sposato è un emerito coglione.

L’ambigua

L’ambigua ha perso a tal punto fiducia nel genere maschile che riesce solo a relazionarsi con persone del suo sesso. La sua vita è una specie di eterno viaggio verso la toilette di un locale.

Quel viaggio che ogni donna deve fare a braccetto con una o più amiche.

Gli uomini rinunciano a qualsiasi forma di approccio con questo tipo di donna perché non riescono a capirne l’orientamento sessuale.

L’ amicona

L’amicona è quella ragazza che ogni uomo, sotto sotto, vorrebbe avere come fidanzata.

Vuole giocare alla Playstation, parla di calcio, c’è sempre nei momenti di difficoltà.

Sotto sotto, ho detto. Perché quando l’uomo scopre che l’amicona è più forte di lui nella gara di rutti ma regge malissimo l’alcol tutta la poesia svanisce.

Infine ci sono le donne ultratrentenni single, la maggior parte a onor del vero, che sono fiere rappresentanti di tutti i tipi sopraelencati.

Comunque vada le ultratrentenni single avranno una spiegazione per ogni loro disavventura amorosa.
Che, di fatto, si riassume in un’unica tesi:

Non le capiamo abbastanza.

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