L’orsa Daniza e i paragoni assurdi del web. Amanti degli esseri umani, dove siete?

Alcune settimane fa dovetti seguire per ragioni lavorative la vicenda di un cane ammazzato a bastonate da tre fattori in una località montana del Bresciano.

Agli articoli della stampa locale e nazionale seguirono le immancabili manifestazioni di sdegno in Rete prima, e fisicamente poi con cortei di manifestanti nella località dove il fatto si era consumato.

Già  allora rimasi colpito da quelli che furono azzardatissimi e demagogici interventi di alcuni colleghi, che tentavano con articoli in punta di penna di svilire il fatto mettendolo a confronto con “ben più gravi drammi di natura umana”.

Un collega di un giornale della mia città regalò al mondo dell’informazione un pezzo – a mio avviso allucinato – sull’inopportunità di sdegnarsi davanti al cane ucciso, poiché nel frattempo alcuni ragazzi afghani avevano deciso di migrare in Italia restando attaccati al fondo di un tir per più giorni.

E pressapoco è questo, il leitmotiv al quale si assiste regolarmente quando il clamore su un’ingiustizia subita da un animale inizia a espandersi a macchia d’olio negli oceani dell’informazione e nelle bacheche dei maggiori social.

A quel giro decisi di restare in religioso silenzio e di mettermi comodo sul divano con i miei popcorn fatti al microonde per gustarmi dibattiti interminabili sulla questione.

“Mentre un cane viene ucciso a bastonate in Africa segano via il clitoride alle ragazze”
“Mentre un cane viene ucciso a bastonate i cristiani vengono sgozzati in Siria”
“Mentre un cane viene ucciso a bastonate i senzatetto muoiono di fame”
“Mentre un cane viene ucciso a bastonate i bambini palestinesi muoiono sotto le bombe israeliane”
“Mentre un cane viene ucciso a bastonate i nostri pensionati non arrivano a fine mese”

E così via. Come se l’uccisione violenta di un cane dovesse essere sminuita o peggio, a volte legittimata poiché nel mondo “ci sono drammi umani ben peggiori”.

Ho deciso di restare in silenzio e aspettare. Perché questo mondo la vomitevole soddisfazione di tornare su tematiche che danno l’orticaria, purtroppo riesce a replicarla sempre.

Ora ci tocca parlare di Daniza, un esemplare di orso bruno che girovagava fino a pochi giorni fa per i boschi del Trentino insieme ai suoi due cuccioli.
Ripercorriamo i fatti, scevri da ogni considerazione che riserverò ai paragrafi a venire:

Daniza, orso bruno e quindi secondo i più “animale in via d’estinzione”, vive nei boschi del Trentino Alto Adige. Ogni giorno va a spasso con i suoi piccoli per i boschi (il suo habitat naturale, come se fosse la nostra casa per intenderci, mica era a spasso in corso Vittorio Emanuele a Milano) in cerca di pane per campare. La dieta dell’orso bruno non la conosco ma purtroppo deduco che pecore, vitelli, capre possano rientrare nel menù, in caso di bisogno. Fatto sta che un giorno Daniza e la prole incappano in un signore in cerca di funghi. Il signore in questione, non si sa mosso da quale istinto di sopravvivenza, anziché fare “baglioni” (smammare) decide di appostarsi nei paraggi e di iniziare a stalkerare l’allegra combriccola.
Daniza, come ogni mamma (umana o animale) di questo pianeta si sente turbata (mi domando cosa farebbe una madre al parco se vedesse un ceffo che spia da dietro un albero i bambini che giocano nell’erba ndr) dalla presenza del fungarolo e decide di tirare una manciata di sganassoni all’impavido mangiaporcini.

Da lì scatta il “panico da orso”. L’orso “killer”, l’orso “assetato di sangue” che probabilmente si è reso anche – malefico lui – colpevole di qualche attacco agli allevamenti della zona.
Le autorità optano dunque, inizialmente, per un piano di caccia in piena regola salvo poi, probabilmente intimoriti dalle associazioni animaliste, virare su una cattura.

L’animale viene, dunque, infilzato da un dardo soporifero. Il caso (o il dolo, le indagini lo appureranno) fa sì che nelle carni della bestia venga iniettata una dose di sedativi che farebbe sballare di brutto anche un Tyrannosaurus Rex obeso.
Orsa Daniza morta, cuccioli orfani alle porte dell’inverno.

Parte il consueto tourbillon: articoli roboanti, massima condivisione, sdegno di tutti gli amanti degli animali, conseguente sdegno dei famigerati “amanti degli umani” sullo sdegno degli “amanti degli animali”.

Le persone iniziano ad ergersi a paladini dei diritti umani, “perché la vita di un orso non varrà mai quanto quella di una persona”, “perché l’uomo è al vertice della creazione” (ma se uno è ateo credo sia difficile inculcargli tale concetto), “perché i bambini cinesi intanto stanno cucendo palloni per l’Occidente”, “perché in India c’è la lebbra”, “perché in Africa c’è Ebola”, “perché la gente si suicida poiché non ha un soldo in tasca”.

E ora arriviamo alle considerazioni di natura personale.
Stavolta il seme che mi si è infilato tra i molari lo devo proprio togliere e sputare: ma in tutta questa dialettica trasudante amore per il prossimo, gli amanti degli esseri umani per le strade dove diavolo sono? Hanno inavvertitamente tutti spalmato porzioni allucinanti di Pattex Millechiodi sulla sedia davanti al pc e pensano che il mondo si giri come un calzino a colpi di paternali via tastiera?

Perché io, che vada a zonzo a piedi, in auto o con il treno, in giro vedo solo una massa indifferente che sulla gente in difficoltà ci cammina sopra. L’egoismo è il nocciolo atomico di questa società e tolti alcuni, rari casi ognuno pensa a rendere più verdi i fili d’erba del proprio giardino. A costo d’usare scatole intere di pennarelli.

Mi si dica, dunque, dove sono questi fantomatici “amanti degli esseri umani”? Quelli che avrebbero più a cuore le sorti di un clitoride di una ragazza africana (parlo di infibulazione) rispetto alla vita di un orso accoppato perché girava in pantofole a casa sua?

Dietro la morte di questo animale c’è qualcosa di più alto: c’è la mancanza di rispetto di un ambiente in cui viviamo anche noi. C’è la soppressione di un tassello che equilibra l’ecosistema, mentre noi non facciamo altro che danneggiarlo con le nostre porcherie. C’è il presunto “umanocentrismo” in un mondo che, teorie religiose a parte tutte da provare e che riguardano la sfera personale, ci siamo ritrovati a vivere per una serie di coincidenze.

La morte di questo animale non è un fatto da svilire perché al mondo succedono cose peggiori.
E’ un fatto da stigmatizzare perché rappresenta un sintomo della nostra assoluta mancanza di rispetto nei confronti del mondo. E questo ricade a cascata su quello che succede alle persone. Perché se non abbiamo cura della natura non possiamo nemmeno avere cura di noi stessi.

Di drammi umani, nel mondo, ce n’è un assortimento vertiginoso. Tutti importanti e tutti degni di essere messi in luce e combattuti.
Ma nessuno dovrebbe sentirsi padrone di una verità su quello che dovrebbe o meno inorridire le persone.

Lo sdegno è un sentimento assolutamente intimo.

Quel che invece dovrebbe unire tutti, invece, è il concetto di casa.
Perché l’orso, anche se mangiava i vitellini dei fattori della zona o dava una tirata d’orecchie a un cercatore di condimenti per le tagliatelle, era nella sua fottuta casa.
E i fattori questo dovrebbero saperlo, quando decidono di calarsi in un contesto simile. Ci vorrebbe, a mio avviso, un approccio più filosofico sulla produzione delle formagelle di montagna.
E poi ci vorrebbe anche un po’ più di sensibilità nei confronti dell’istinto di sopravvivenza. Quella nobile coscienza di darsela a gambe levate e di levarsi dai coglioni se si incrocia in un bosco un orso di svariati quintali con i suoi cuccioli.
Che ripeto: è a casa sua.

Altrimenti da questi episodi arriveremo a tutelarne altri.

E magari, un giorno, mentre starete cucinando un piatto di pasta ai vostri figli qualcuno si sentirà libero di sfondarvi la porta di casa e di piantarvi un dardo di sonnifero nel culo con la scusa che la vostra presenza, lì fra le mura domestiche, è fastidiosa per entità che in questo mondo si sentono più importanti.

AMI

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2 thoughts on “L’orsa Daniza e i paragoni assurdi del web. Amanti degli esseri umani, dove siete?

  1. Ti stringo virtualmente la mano e sottoscrivo in pieno tutto quello che hai scritto!
    Se hai voglia e tempo, dai un’occhiata al mio post di oggi su Daniza, ho trovato un documento interessante di pochi mesi fa, proprio della Provincia di Trento, con Daniza in copertina come su a star e dove l’orsa veniva definita “non pericolosa”!
    Ho una gran voglia di non andare mai più in Trentino!
    Ciao
    Andrea

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