Pornografia del dolore. Ma una fellatio fa davvero più scalpore?

 

Police Shooting Missouri

Bambini sbudellati, ostaggi sgozzati, uomini crivellati di colpi di pistola a bruciapelo.

Al netto di una selva di cazzari che si rovesciano addosso secchi d’acqua fredda in nome di cause che nemmeno supportano, i social network e i siti delle maggiori testate sono tempestati da sequenze video e scatti fotografici che mostrano al dettaglio la spietatezza dell’uomo.

Mi domando quando è stato superato il confine tra pornografia classica e pornografia del dolore.

Probabilmente la gente si è stufata.

Le scene di un amplesso, di un’eiaculazione sono diventate ordinarie.
Vogliamo di più. Ci si eccita nel contemplare il male, la disperazione. 

Mi sembra di vederli, gli indici che tremano di trepidazione prima di cliccare sul tasto play di un video che mostra un corpo dilaniato, o gente che si piglia a mazzate fino a far volare secchiate di sangue.

Penso a quando, a 13-14 anni, guardavo di nascosto le prime VHS con pornoattori dai capelli cotonati e pornoattrici dai pubi incespugliati. 

Le mie parti basse che sussultavano pur non capendoci quasi niente. 

Ci si eccitava così. Con quelle che, tutto sommato, erano immagini di persone che si stavano amando, sebbene solo carnalmente.

La pornografia del dolore si tutela con la frase “attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare i più sensibili”, la pornografia classica continua (solo formalmente) ad essere vietata ai minori di 18 anni.

Se il sesso è vietato ai più piccoli perché non lo possono capire o perché rappresenta una minaccia per il loro benessere psichico, perché non vige la stessa regola sulle rappresentazioni gratuite della violenza e della cattiveria?

Un uomo fatto a pezzi credo che possa impressionare un bambino quanto possa impressionarlo il video di un cunnilingus.

Il messaggio che sta arrivando alle nuove generazioni è che non c’è più differenza fra quello che succede nel mondo e ciò che è rappresentato nei videogame o nei film d’orrore.

La violenza arriva così, semplice e cruda, sulle retine e nei cervelli di tutti. Senza censure e senza il ritegno di chi dovrebbe filtrarne la messa in onda.

Quando noto in Rete certi contenuti scrollo veloce senza nemmeno più fermarmi. E a chi sostiene che la violenza va guardata negli occhi per essere capita, rispondo con un “sono sensibile e grazie al cielo mi urto”.

Perché secondo me, la sensibilità che ci fa inorridire davanti alla violenza, è un valore.
Non un difetto da sottolineare con un avviso all’inizio di un video “grandguignolesco”. 

E un giorno spero (se la Natura e Dio me ne daranno l’onore) di correre unicamente il rischio di sorprendere mio figlio, davanti al computer, a masturbarsi davanti al video di un pompino. 

Non, mentalmente, davanti all’immagine una madre che piange il proprio figlio ucciso.

AMI

 

 

 

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